giovedì, settembre 18, 2003

Si torna a casa.




 
mercoledì, settembre 17, 2003
Se L'ora di religione era un film intellettualmente disonesto, Buongiorno, notte è semplicemente inutile. Tutto quello che Bellocchio ha da dire sul caso Moro è che, se i terroristi fossero stati un po' più buoni, Moro si sarebbe salvato. Verissimo. Come è vero che, se altri fossero stati un po' più buoni, il terrorismo non sarebbe esistito proprio. Come è vero he il signore di Lapalisse un quarto d'ora prima di morire era ancora vivo. Eccetera.

 
sabato, settembre 13, 2003

Animali

Mao ammetteva di avere molto della tigre ma, anche, qualcosa della scimmia. Di Berlusconi si può dire che ha ugualmente della jena, della scimmia e del maiale. Che rappresenta la sintesi perfetta di quanto è stato espresso politicamente dall'Italia del Novecento. La sintesi della jena Mussolini, della scimmia Andreotti e del maiale Craxi. A loro volta, quei tre animali rappresentavano bene degli aspetti rilevanti dell'identità del popolo italiano. Sintetizzandoli, Berlusconi offre un'immagine quasi perfetta di quello che è oggi l'Italia. E' questo il motivo per cui oggi essere antiberlusconiani significa anche essere radicalmente antiitaliani. Il difetto della sinistra è che è antiberlusconiana ma non ancora antiitaliana. E' convinta in fondo che Berlusconi sia un corpo estraneo, esattamente come lo fu Mussolini. Una disgrazia capitata ad un paese civile ed evoluto, un pesante coperchio che opprime una società civile sana. Questa illusione è assolutamente indispensabile per continuare il gioco della politica dei partiti e della democrazia rappresentativa. Il quale, a sua volta, è al servizio di un altro gioco. Il gioco epocale della civiltà del benessere.




 
giovedì, settembre 11, 2003
"Ma cos'è? Porti l'orologio?". Si meraviglia. "Sì, perché?". "Niente, credevo che uno come te non portasse l'orologio". Non ho capito esattamente che vuol dire. Che tipo è uno come me, e perché questo tipo non dovrebbe portare l'orologio. Mi è indispensabile per arrivare puntuale al lavoro,  per non perdere l'autobus, per capire quanto tempo manca prima che possa andar via da dove mi trovo. Mi servo di un Casio al quarzo in plastica nera, con l'ora i minuti i secondi la data il cronometro e per giunta anche i bioritmi. I bioritmi non mi servono, e a dire il vero non ho nemmeno ben capito di che si tratta. Ma mi fa piacere che ci siano. E' l'orologio che mi ha regalato mia sorella alla laurea. Questo vuol dire che lo porto da nove anni. Non mi ha creato problemi, in questi nove anni. Posso fidarmi del mio orologio. E' graffiato perché la prima notte del servizio civile mi dimenticai di togliermelo, e la mattina dopo, al risveglio, allargai le braccia nel gesto tipico di chi si è appena svegliato, dimenticando che ora mi trovavo al piano inferiore di un letto al castello. La mattina successiva, dimenticando sempre che mi trovavo al piano inferiore di un letto a castello, mi alzai con tutto il busto, di scatto, rimediando una bella ferita alla testa. La terza mattina mi ricordai che ero al piano inferiore di un letto a castello, e sgusciai giù senza danni. Al piano superiore del letto a castello c'era Mauro, che russava in un modo indecente, e faceva tremare tutta la struttura del letto a castello. Ma questo non c'entra: stavamo parlando di orologi. Del mio orologio. Non so perché, negli ultimi giorni sono stato sul punto di mandare al diavolo il mio orologio al quarzo. Ho ripreso lui, il mastodontico Zenith in metallo con il quadrante azzurro. Lo Zenith è un regalo di quando ero piccolo. Lo misi la prima volta agli esami di terza media. Agli esami di terza media, a dire il vero, non volevo nemmeno presentarmi. Poi chiamarono a casa, dissero che mancavo solo io, e non stava bene, non era una bella cosa. Allora mi vestii, mi misi lo Zenith ed andai a dare l'esame. Presi sufficiente, e mi consigliarono di iscrivermi all'industriale. Io andavo bene in italiano, prima di litigare con il professore di italiano. Se non fosse stato per lo Zenith, avrei fatto un esame grandioso. Il problema è che questo orologio enorme al polso mi faceva sentire una nullità. Mi deprimeva. Provateci voi a fare uno degli esami fondamentali della vostra vita in uno stato di depressione. Ora, da piccolo immaginavo che crescendo lo Zenith mi sarebbe andato a pennello. Che sarei stato un vero uomo col suo Zenith dalla cassa massiccia di metallo. Nemmeno per sogno. Quell'orologio stramaledetto continua ad essere troppo grande per il mio polso. Chi me lo ha regalato da piccolo sperava che crescendo diventassi un uomo dal polso ampio, saldo. Un uomo da Zenith. E invece sono diventato un uomo da Casio.



 
"Liberate un libro", dice il volantino. E m'invita a fare un attentato poetico, lasciando un libro che considero particolarmente significativo su una panchina o alla fermata dell'autobus. Bella idea, in astratto: ma c'è qualche problema. C'è che io sono terribilmente legato ai miei libri, in particolare a quelli particolarmente significativi. C'è che non ho due copie dei libri per me particolarmente significativi, per cui, prima di separarmi dalla mia copia personale, dovrei comprarne un'altra - e quindi bisognava avvisarmi con qualche giorno di anticipo (qualche settimana, magari, visto che qui, in culo al mondo, i libri non si trovano facilmente). Ma c'è, soprattutto, la paura di vedere il mio libro significativo - il mio Rabelais, il mio Montaigne in due volumi o il mio piccolo Michelstaedter- fatto a pezzi e buttato in una pozzanghera (cosa altamente probabile, visto che vivo in culo al mondo). Mi si spezzerebbe il cuore.



 
martedì, settembre 09, 2003
E' una trasmissione che non mi dispiace. Non che mi piaccia: non può piacermi nulla che sia trasmissione. Ma la trovo migliore di tante altre trasmissioni, diversa, in qualche modo singolare. Nelle trasmissioni non esiste che la giovinezza, e non esiste che il presente. Questa è una legge del nostro tempo. Abbiamo abolito - sullo schermo televisivo e nello schermo mentale che a quello è intimamente legato - la vecchiaia e la storia. Ed invece in questa trasmissione vi sono vecchie donne che ballano, vestite come ragazzine.  Le cose sono due: possono essere donne che, nonostante la loro età, risultano giovanili, ben tenute per così dire, ed allora rassicurano, confermano il valore della giovinezza che sfida il tempo; oppure saranno donne grasse, brutte, goffe nei movimenti, che fanno ridere, ed in questo secondo caso il sorriso dello spettatore è volgarità che esorcizza, e rimuove.
Ma prima di ballare, queste donne parlano un po'. Non troppo, perché le trasmissioni non consentono a nessuno di parlare troppo di sé, poiché le personalità devono essere interscambiabili (anche l'individualità è stata rimossa). Ma in quel poco tempo, parlano di infanzie passate a lavorare nelle risaie, di adolescenze sotto le bombe, di emigrazione e lavoro duro. Racconti che suscitano qualche imbarazzo - almeno a me pare- , e che appaiono in contrasto con tutto il resto. Qualcosa che la trasmissione non riesce ancora ad inglobare, a trasformare in spettacolo.
Sapessimo ascoltarle, quelle storie. Sapessimo parlare con i nostri vecchi. Forse sono loro i veri prolet.





 
lunedì, settembre 08, 2003

Spazio

Sto leggendo il Libro di un uomo solo, del Nobel per la letteratura Gao Xingjian. Un libro tutt'altro che eccezionale: uno splendido personaggio femminile, nella prima parte; e per il resto, soprattutto un documento sulla Cina di Mao, la luce gettata su una realtà che sta tra Kafka ed Orwell da parte di un io narrante che si sdoppia in un lui, e si compiace di una sua visione del mondo disincantata, di un'anti-ideologia del tirare a campare cercando di non esporsi, di non sbilanciarsi mai, di star lontano dai guai. E di star vicino alle donne, anche, di amarle appassionatamente, evitando però di perdersi in loro; o meglio, desiderando a volte di perdersi in loro ("a volte avresti voglia di annientarti, di sprofondare dentro le intime cavità di una donna", scrive; ed è una cosa profondamente vera, che un uomo può giungere ad ammettere solo con un notevolissimo sforzo per farsi trasparente a se stesso), ma temendo anche questo desiderio, percependolo come il pericolo più grande, il sepolcro che potrebbe anche non diventare mai crisalide. Di qui l'amore e l'odio, l'attrazione e la repulsione. Il dono e la fuga.
In questo lo sento vicino.
[ a destra: Espace II, di Gao Xingjian]





 
domenica, settembre 07, 2003

Marx? No, Epicuro

Basterebbe la sua distinzione tra bisogni naturali e necessari, bisogni naturali ma non necessari e bisogni né naturali né necessari. Basterebbe prendere coscienza di questa distinzione per trasformare profondamente il mondo in cui viviamo. Una presa di coscienza diffusa, non limitata ai cosiddetti intellettuali - i quali hanno il difetto di non mettere quasi mai in pratica quel che pensano e dicono.




 
sabato, settembre 06, 2003

Contraddizioni

Ho finito di scrivere il libro. Duecentocinquanta pagine. Ora aspetto che il professore universitario mi scriva la presentazione. Poi andrà in stampa. Perché? Perché in stampa? Perché non pubblicato in questo blog? Perché non distribuito in fotocopie? Perché il libro è una mia proprietà intellettuale. Perché se lo pubblicassi sul blog ognuno potrebbe appropriarsene e pubblicarlo poi a suo nome. Perché un libro pubblicato su un blog (o distribuito in fotocopie) non è un titolo valido per i concorsi universitari. Perché io aspiro ad una cattedra universitaria. Per questo pubblico il libro.
Non per il piacere di scoprire nuove cose e di comunicarle. E dirai: ma tu hai speso tempo, denaro ed energie per scrivere per libro; è giusto che te ne venga qualche vantaggio. No, non è giusto. Perché ho già guadagnato più di quel che ho speso. Ho imparato. Sono anche migliorato un po', scrivendolo. Il fatto che io voglia pubblicare quel libro sta a significare che sono vittima (e portatore) di quella stessa concezione mercantile della cultura che tanto dico di detestare.





 
venerdì, settembre 05, 2003

Resistenza nera?

Io non amo il sindaco della mia città. Questa premessa è necessaria, perché mi accingo a commentare quello che sull'ultimo numero dell'Espresso si può leggere sul sindaco della mia città, in un articolo non firmato intitolato Resistenza nera. Un articolo che dice che il sindaco rappresenta l'esempio "più clamoroso" di nostalgia per il passato fascista, e la dimostrazione che in realtà quella di Fiuggi fu solo una svolta superficiale. E perché mai? Perché il sindaco ha chiesto la medaglia d'oro al valor militare per la mia città, la quale ha avuto ventimila morti (ma sulla cifra si può discutere) in seguito ai bombardamenti anglo-americani: e ciò, osserva, "in contrapposizione a Barletta che è stata insignita della massima decorazione per la sua resistenza (guidata dal colonnello Francesco Grasso) e nazisti e fascisti (morirono 22 civili e 37 militari".
Io non sono d'accordo con la richiesta della medaglia al valor militare. Come antimilitarista, sono contrario alle medaglie, che fanno parte della logica della guerra. Ma non posso fare a meno di notare che la richiesta di un riconoscimento per il sacrificio sostenuto dalla nostra città durante la seconda guerra mondiale avanzata dal sindaco è condivisa da molta gente, al di là degli schieramenti ideologici; e che il sindaco ha voluto sottolineare che non c'è alcuna contrapposizione a Barletta. Le ventimila vittime dei bombardamenti anglo-americani non meritano alcun riconoscimento perché quelli che li hanno uccisi erano amici. Strani amici. Ho ancora impressi nella memoria i racconti di mia nonna, di come avvenivano in concreto i bombardamenti anglo-americani. Dell'accanimento contro la popolazione civile. Dei colpi di mitragliatrice nella villa comunale contro la gente inerme. La strategia di un certo Harris, detto "il macellaio".
Ed ecco allora - medaglia o non medaglia - il punto. Ricordare le vittime di uno dei tanti bombardamenti anglo-americani è oggi più importante che ricordare le vittime della resistenza al fascismo. Perché in quel massacro della popolazione civile c'era un altro fascismo, che non è stato ancora condannato dalla storia. Che è anzi vincente, trionfante. Il fascismo di superpotenze che portano il terrore massacrando la popolazione civile. Il fascismo del macellaio Harris che continua nel macellaio Bush jr e nel macellaio Blair.






 
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